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La storia della sezione ANED di Bologna

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Appunti per una breve storia della sezione di Bologna
a cura di Angela Berzuini

RESTI DI CREATURE UMANE/CHE L'ATROCE VILTA' NAZISTA/BRUCIO' NEL FORNO DI GUSEN/E LA PIETA' DI CONGIUNTI/CH'EBBERO VITTIME NEI CAMPI DI STERMINIO/RECUPERO' IL 27 SETTEMBRE DEL 1960/FURONO QUI COLLOCATI/A MEMORIA DEI MORTI INNOCENTI/A ESECRAZIONE DEI CARNEFICI/AD AUSPICIO DI UNA SOCIETA'/FINALMENTE LIBERA/DALLA SCHIAVITU' DELL'ODIO E DELLA GUERRA
Bologna, 11 novembre 1961

Questa epigrafe, che si trova nella cripta dei partigiani nel cimitero bolognese della Certosa, è stata scritta dal professor Francesco Flora, antifascista, allievo di Benedetto Croce e, all'epoca, docente di letteratura italiana alla facoltà di Lettere della nostra Università.
Dietro questa epigrafe, posta dal Comune di Bologna, si cela la storia della nascita dell'ANED di Bologna.

La nascita della sezione di Bologna
Nel settembre 1960 Giacomo Masi, fratello di un partigiano morto in un campo di concentramento, organizza un pellegrinaggio nei campi di Mauthausen e Dachau, riservato a ex deportati e famigliari, che così per la prima volta possono ritornare sui luoghi dove hanno sofferto incredibili atrocità o ritrovare il nome dei loro cari lì deceduti.
I campi di concentramento, a 15 anni dalla liberazione, sono luoghi cupi e nei forni crematori ci sono ancora ceneri e resti umani. Una delle partecipanti al viaggio, presa dalla disperazione, si avvicina al forno di Gusen, sottocampo di Mauthausen, e prende una manciata di ceneri e resti che verranno conservati in una borsa di plastica e portati a Bologna.
Al ritorno si tiene una riunione in casa di Nella Baroncini, ex deportata a Ravensbrueck, e si decide di costituire un'Assemblea di familiari ed ex deportati bolognesi, cercando di contattare tutte le persone conosciute. Si crea quindi un comitato composto da: Renzo Masetti, Nella Baroncini, Erminia Gamberini e Giacomo Masi Presidente. Lo scopo principale di questa Assemblea è quello di organizzare ogni anno un pellegrinaggio per i famigliari dei caduti e per gli ex deportati nei campi di concentramento e di sterminio.
Nel frattempo il Comitato apprende dell'esistenza dell'A.N.E.D:, associazione nazionale che ha sede a Milano; vengono presi contatti e nasce così la sezione di Bologna, che subito si apre alla società civile e il 2 novembre 1961, giorno della commemorazione dei defunti, le ceneri recuperate a Gusen e sottoposte ad analisi, trovano finalmente pace alla Certosa. Alla cerimonia partecipano il Comune e la Provincia di Bologna, la Comunità Israelitica, l'Associazione Ex Combattenti e reduci, le Cooperative.

Le prime iniziative.
Nel 1961 viene organizzato un secondo pellegrinaggio, aperto a qualche rappresentante del Comune e della Provincia e il ritorno è ancora fecondo di idee e iniziative: si organizza una manifestazione pubblica durante la quale viene posta una lapide a ricordo dei Caduti deportati al fianco del lapidario dei Caduti partigiani in piazza del nettuno. La lapide reca la seguente epigrafe:

AI FANCIULLI ALLE DONNE AGLI UOMINI DI OGNI STIRPE E NAZIONE/CHE LA FEROCIA NAZISTA SELVAGGIAMENTE UCCISE NEI CAMPI DI STERMINIO/IL COMUNE E LA PROVINCIA DI BOLOGNA/DEDICANO QUESTO RICORDO DI COMPIANTO E DI RICONOSCENZA/AFFINCHE' LA CAUSA PER CUI ESSI MORIRONO/SIA PRESENTE E AMMONITRICE/NELLE LOTTE SUPREME DELLA LIBERTA'/PER L'INDIPENDENZA DEI POPOLI/PER L'AVVENTO DI UNA SOCIETA' PIU' GIUSTA/NEL PACIFICO CONSORZIO DI TUTTE LE GENTI
BOLOGNA 9 APRILE 1961

Durante questo stesso viaggio i familiari si rendono conto che, di quello che era il grande campo di Gusen, non rimangono altro che il forno crematorio, protetto in modo informale da ex deportati francesi e polacchi, e l'arco del portone dell'entrata.
Si sta distruggendo tutto: case private, belle villette con giardino vengono fabbricate persino a ridosso del forno crematorio.
Così l'ANED di Milano e di Bologna decidono di acquistare il terreno rimasto libero dalla speculazione edilizia e lo regalano al comune di Langenstein e si accollano anche la spesa per la costruzione di un Memoriale progettato dall'architetto Ludovico Barbiano di Belgiojoso, ex deportato a Gusen, e realizzato nel 1965.
Questo implica per la neonata sezione di Bologna un grande lavoro per la ricerca dei fondi: oltre al Comune di Bologna che vede nel sindaco Dozza un sensibile interlocutore, sono contattati i Comuni della Provincia, che rispondono con generosità, come si evince dai documenti conservati nell'archivio della sezione.
La strada del dialogo e della collaborazione con gli Enti Pubblici e la società civile è ormai tracciata saldamente.

L'attività a favore dei soci
il 2 giugno a Bonn viene siglato un "accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica federale di Germania circa gli indennizzi a favore dei cittadini italiani che sono stati colpiti da misure di persecuzione nazionalsocialista", il cui articolo 1 stabilisce che:
1) "La repubblica Federale di Germania si impegna a versare alla Repubblica italiana 40 milioni di DM a favore di cittadini iatliani i quali per ragione di razza, fede o ideologia siano stati oggetto di misure di persecuzione nazionalsocialiste e che a causa di tali misure abbiano sofferto privazioni di libertà o danni alla salute, nonchè a favore dei superstiti di coloro che sono deceduti a causa di queste persecuzioni.
2) Il modo di utilizzare tale somma a favore delle categorie suindicate è rimesso alla valutazione del Governo della repubblica Italiana."
Tale accordo viene ratificato dal presidente della Repubblica con legge n. 404 del 6 febbraio 1963 che, all'articolo 3, indica le norme per la ripartizione della somma versata dal Governo Tedesco:
"1) la ripartizione sarà limitataesclusivamente alle categorie dei cittadini italiani deportati per ragioni di razza, fede o ideologia; 2) l'indennizzo sarà ragguagliato alla durata dell'internamento calcolandosi, per i deceduti durante la deportazione, un'adeguata presenza minima; 3) l'indennizzo sarà liquidato a favore dei deportati appartenenti alle categorie dei beneficiari o, in caso di decesso a causa della deportazione, ai loro aventi diritto, dandosi la precedenza, nell'ordine al coniuge, ai figli, ai genitori ed ai collaterali."
Questo significa che le pratiche per la presentazione della domanda sono molto complicate e così la sezione ANED di Bologna accoglie nella sua sede un grande numero di ex deportati e loro famigliari per aiutarli nella raccolta dei dati necessari e nella redazione della domanda stessa.
Come racconta Renzo Masetti in una nota: "fu un lavoro estenuante in particolare per il compagno Trebbi che avevamo nominato Presidente della associaizone", lavoro del resto compiuto con "la collaborazione di Macchia che anche lui dedicava mezza giornata, della Baroncini, di Onofri ed in particolare dell'Associazione Combattenti e Reduci".
Le pratiche per gli indennizzi comportano quindi molto lavoro, ma avvicinano anche tanti altri ex deportati che si impegnano attivamente nella vita associativa. Uno per tutti: Osvaldo Corazza, il "Dado".

Arrivano i giovani
Nel 1967 la sezione di Bologna ospita il V° congresso nazionale dell'Associazione e organizza, nel sottopassaggio di via Rizzoli, una mostra sulla deportazione che ha un grandissimo successo. In seguito l'ANED bolognese decide, non senza contrasti, di allargare l'associazione con la creazione di una tessera per gli "amici", cioè persone estranee all'esperienza diretta della deportazione, nella convinzione che, sempre secondo Masetti, "l'Associazione andrà per estinzione naturale se non si inseriranno forze giovani e non è giusto che un patrimonio di tanti sacrifici e di morti e per quello che rappresentano per la lotta, per la libertà, vada disperso".
Così arrivano i giovani come Divo Capelli, Olindo Masetti, Valeria Quadri e con loro arrivano nuove idee e nuove attività: si coinvolgono i sindacati, la cooperazione e i circoli aziendali, che permettono ai dipendenti o ai loro figli di partecipare ai viaggi dell'ANED. Nel 1972 si organizza il primo pellegrinaggio, che sarà replicato l'anno successivo, ad Auschwitz: 4 pullman con 180 persone, con grandi difficoltà organizzative soprattutto per ottenere i visti per la frontiera cecoslovacca e polacca.
Al ritorno dai viaggi si organizzano incontri, aperti al pubblico, con i partecipanti che leggono le impressioni scritte al momento della visita e proiettano le loro diapositive.
Nel frattempo inizia il lavoro con le scuole, prima fra tutte l'Aldini-Valeriani, con le testimonianze dirette degli ex deportati e la partecipazione di alcune classi ai viaggi.
La prima metà del 1975 è densa di iniziative in occasione del XXX° della Liberazione: molte sono le mostre allestite nelle scuole, i dibattiti cittadini e la proiezione di documentari sulla deportazione. Intanto si prepara anche uno speciale pellegrinaggio a Mauthausen per la prima domenica di maggio, data in cui si celebra ogni anno ancora oggi, la liberazione del campo (avvenuta il 5 maggio 1945), con la grande manifestazione internazionale.
L'ANED di Bologna raggiunge per la prima volta il numero di 6 pullman con la partecipazione di 280 persone, che possono partecipare alla "marcia del silenzio", che si snoda per 6 chilometri dalla stazione dove i prigionieri venivano scaricati dai carri bestiame fino al campo di concentramento.
"All'entrata del campo su di una garitta che serviva alle SS per la guardia, un trombettiere dell'esercito austriaco ha intonato dalla Nona di Beethoven il canto alla gioia, per significare che non erano morti invano, quanti in quel campo ed in altri tanti campi perirono per la libertà", ricorda Renzo Masetti. al ritorno, ancora una volta, una importante iniziativa: con la collaborazione dei circoli aziendali che hanno promosso il viaggio per i figli dei dipendenti, viene pubblicato un libro con le testimonianze dei giovani partecipanti e con la prefazione del Sen. Sandro Pertini.

E oggi?
La sezione ANED di Bologna continua la propria attività seguendo il solco tracciato negli anni '60 e '70, rivolgendosi con numerose iniziative all'opinione pubblica, alle istituzioni, agli enti sociali e culturali e, soprattutto, ai giovani e alle scuole. Infatti, sono stati studiati e redatti progetti didattici con proposte che vanno dalle lezioni-testimonianza con gli ex deportati ai viaggi-visita ai campi di concentramento o di sterminio con soggiorno nelle città di riferimento.
In particolare, con l'istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, con legge n. 211 del 20 luglio 2000, si intensifica l'attività della associazione, nel rispetto dello spirito dell'art. 2:
"in occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa, affinchè simili eventi non possano mai più accadere".
Inoltre, da parecchio tempo ormai, la sezione indice annualmente un concorso grafico intitolato "L'aspirazione alla vita in un mondo di pace", rivolto a tutti gli alunni delle scuole primarie e secondarie di I e II grado. Il disegno primo classificato viene utilizzato per il frontespizio della tessera "Amici ANED", mentre altri premi sono assegnati alle scuole o permettono ad alcuni alunni di partecipare gratuitamente al viaggio di maggio al campo di Mauthausen in occasione dell'incontro internazionale.
Nel frattempo i pellegrinaggi sono diventati un pò meno faticosi da gestire e si sono trasformati in viaggi di istruzione, rivolti a giovani e meno giovani, che hanno comunque sempre lo stesso scopo di far visitare quei luoghi dove la violenza e l'odio razziale si sono espressi nella forma più disumana.
"Per capire quanto costi la libertà, sosta almeno una volta davanti a un forno crematorio in un campo di sterminio nazista, e medita"; questa frase stampata sulla carta intestata dell'ANED di Bologna negli ultimi anni '60 rende pienamente il senso dei pellegrinaggi di ieri e dei viaggi di oggi.
E infine, per non disperdere la memoria, l'Associazione conserva nel proprio archivio documenti originali, foto e alcuni effetti personali di ex deportati e ne custodisce le testimonianze scritte e orali.

I presidenti della sezione ANED di Bologna
GIACOMO MASI, famigliare, dal 1960 al 1964
ALBERTO TREBBI, ex deportato, dal 1964 al 1970
UMBERTO MACCHIA, ex deportato, dal 1970 al 1974
RENZO MASETTI, famigliare, dal 1974 al 1989
OSVALDO CORAZZA, ex deportato, dal 1989 al 2003
DIVO CAPELLI, "amico", dal 2003 al 2013
IRENE PRIOLO, dal 2013
FABRIZIO TOSI dal 2016

Il nuovo statuto associativo
Dal 2012 con il nuovo statuto approvato dall'Associazione Nazionale, che ora non è più degli Ex Deportati Politici, ma dei Deportati in genere, può associarsi chiunque lo voglia (vedi statuto).
Viene così a cadere la differenziazione tra soci ANED e "amici ANED" utilizzata in passato a Bologna per promuovere in modo più ampio la presenza della associazione nella società.


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